X Edizione Incontri Scientifici Moscatiani Il lavoro per la salute è nel rapporto operatore sanitario – paziente
Le eccezionali circostanze scientifiche, culturali, organizzative che stiamo attraversando hanno riacceso l’attenzione generale sul lavoro per la salute. Sono chiamati in causa non solo i protagonisti diretti, ma anche esperti di tutti gli altri ambiti, nella crescente consapevolezza che la salute è un bene comune, verso il quale tutti hanno responsabilità. L’immagine classica dell’atto di cura sta andando incontro a modifiche che sembrano rivoluzionarne i presupposti: la telemedicina, il supporto di algoritmi e di strumentazioni sempre più sofisticate, la connessione di strutture diverse determinano una conseguente evoluzione delle figure professionali. Come dice il titolo di questa X Edizione, il luogo del lavoro per la salute è nel rapporto tra operatore sanitario e paziente e il panel di relatori coinvolti condividerà la posizione per cui l’atto di cura è e rimarrà sempre un rapporto. Il lavoro per la salute, infatti, mette in gioco il concetto di “caritas” che, come l’esperienza di Giuseppe Moscati ci insegna, non è un atteggiamento pietistico nei confronti del prossimo, ma è innanzitutto la consapevolezza dell’essere “persona”, ossia voluto, amato, perché rapporto con l’unica realtà che può compiere. Medico (e operatore sanitario in genere) è quindi Persona-che-cura ed esplica questo all’interno di un rapporto tra Persone (operatori e pazienti). Infatti, i pazienti che incontriamo mostrano quadri sempre più complessi ai quali la medicina non può rispondere con regole a codice binario, ma sfruttando il potenziale umano che c’è in chi si dedica alla cura. Di conseguenza, le potenzialità della AI non definiscono, ad esempio, uno scenario da subire, ma del quale essere co-autori, operando in modo che la persona resti al centro. Altro esempio, il welfare sanitario deve restare universalista, con la dovuta attenzione ad individuare le prestazioni essenziali.